Vivete da animali terreni consapevoli. In sintonia con il corpo e con la vita, con la Natura e con la Terra. Vivete da animali terreni consapevoli. Consapevoli di essere un fenomeno naturale ed una parte della Natura e della Terra, come tutti gli altri esseri viventi. Vivete da animali terreni consapevoli. Consapevoli della realtà naturale della vita e della morte, della naturale precarietà dell' esistenza e dell' assoluta estraneità degli altri. Vivete da animali terreni consapevoli. Seguite sempre i ritmi della Natura e della Terra e prendete dalla Natura e dalla Terra solo ciò che vi è necessario, consumando solo ciò di cui il vostro corpo ha bisogno per stare bene: cibo e acqua q.b., aria pura da respirare, una sana attività fisica e sessuale, un’ esistenza legata ai ritmi circadiani, otto ore per notte di sonno. Vivete da animali terreni consapevoli. Il corpo è la grande ragione. Esso non dice IO. Esso fa IO. C'è più verità nel corpo che in tutte le religioni e le filosofie della Terra. Vivete da animali terreni consapevoli. Trattate tutti gli esseri viventi con rispetto. Tra gli esemplari della specie Homo Sapiens trattate con rispetto solo quelli che trattano con rispetto voi e tutti gli esseri viventi. Vivete da animali terreni consapevoli. Il senso della vita è la vita e non esiste alcun "senso della vita" al di fuori della vita stessa. Vivete da animali terreni consapevoli. AUT AUT. O la Vita, la Natura e la Terra come valore. O il denaro e dio come valore. AUT AUT. O una società sana che ha la Vita, la Natura e la Terra come valore, che tuteli la Vita, la Natura e la Terra. O una società malata che ha il denaro e dio come valore, che distruggerà la Vita, la Natura e la Terra. L’eterno ritorno – Così parlò Zarathustra – La visione e l’enigma | Giamba2016 | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Giamba2016
"Animale terreno consapevole" e/o "Genus fictus natura et historia" e/o "Io sono una forza del passato solo nella tradizione è il mio amore" sono tre modi diversi di dire la stessa cosa


Diario


13 gennaio 2020

L’eterno ritorno – Così parlò Zarathustra – La visione e l’enigma




L’eterno ritorno – Così parlò Zarathustra – La visione e l’enigma
I. Quando tra i marinai si diffuse la voce che Zarathustra era sulla nave, con lui infatti era salito a bordo un uomo che veniva dalle isole Beate, nacque grande curiosità e attesa.

Ma Zarathustra tacque per due giorni, freddo e sordo di melanconia, sì da non rispondere né agli sguardi né alle domande.

Alla sera del secondo giorno, però, egli riaprì le sue orecchie, sebbene tacesse ancora: si potevano infatti udire molte cose insolite e pericolose su questa nave, che veniva da lontano e andava ancor più lontano.

Zarathustra, a sua volta, era un amico di tutti quelli che fanno lunghi viaggi e a cui non piace vivere senza pericolo.

Ed ecco che, a forza di ascoltare, gli si sciolse la lingua e si ruppe il ghiaccio intorno al suo cuore ed allora cominciò a parlare così.

A voi temerari della ricerca e del tentativo, e a chiunque si sia mai imbarcato con ingegnose vele su mari terribili, a voi, ebbri di enigmi e lieti alla luce del crepuscolo, a voi, le cui anime suoni di flauto inducono a perdersi in baratri labirintici:

giacché voi non volete con mano codarda seguir tentoni un filo; e dove siete in grado di indovinare vi è in odio il dedurre, a voi soli racconterò l’enigma che io vidi, la visione del più solitario tra gli uomini.

Cupamente andavo, or non è molto, nel crepuscolo livido di morte, cupo, duro, le labbra serrate.

Non soltanto un sole mi era tramontato.

Un sentiero in salita dispettosa tra sfasciume di pietre, maligno, solitario, cui non si addicevano più né erbe né cespugli: un sentiero di montagna digrignava sotto il dispetto del mio piede.

Muto, incedendo sul ghignante crepitio della ghiaia, calpestando il pietrisco, che lo faceva sdrucciolare: così il mio piede si faceva strada verso l’alto.

Verso l’alto: a dispetto dello spirito che lo traeva in basso, in basso verso abissi, lo spirito di gravità, il mio demonio e nemico capitale.

Verso l’alto: sebbene fosse seduto su di me, metà nano, metà talpa, storpio, storpiante, gocciante piombo nel cavo del mio orecchio, pensieri-gocce-di-piombo nel mio cervello.

“O Zarathustra, sussurrava beffardamente sillabando le parole, tu, pietra filosofale! Hai scagliato te stesso in alto, ma qualsiasi pietra scagliata deve cadere !

O Zarathustra, pietra filosofale, pietra lanciata da fionda, tu che frantumi le stelle ! Hai scagliato te stesso così in alto, ma ogni pietra scagliata deve cadere !

Condannato a te stesso, alla lapidazione di te stesso: o Zarathustra, è vero: tu scagliasti la pietra lontano, ma essa ricadrà su di te !”.

Qui il nano tacque; e ciò durò a lungo.

Il suo tacere però mi opprimeva; e l’essere in due in questo modo è in verità più solitudine che l’essere solo !

Salivo, salivo, sognavo, pensavo: ma tutto mi opprimeva.

Ero come un malato: stremato dal suo tormento atroce, sta per dormire, ma un sogno, più atroce ancora, lo ridesta.

Ma c’è qualcosa che io chiamo coraggio: questo finora ha sempre ammazzato per me ogni scoramento.

Questo coraggio mi impose alfine di fermarmi e dire: “Nano ! O tu ! O io! ”.

Coraggio è infatti la mazza più micidiale, coraggio che assalti: in ogni assalto infatti è squilla di fanfare.

Ma l’uomo è l’animale più coraggioso: perciò egli ha superato tutti gli altri animali.

Allo squillar di fanfare egli ha superato anche tutte le sofferenze; la sofferenza dell’uomo è però, la più profonda di tutte le sofferenze.

Il coraggio ammazza anche la vertigine in prossimità degli abissi: e dove mai l’uomo non si trova vicino ad abissi!

Non è la vista già di per sé un vedere abissi ?

Coraggio è la mazza più micidiale: il coraggio ammazza anche la compassione.

Ma la compassione è l’abisso più fondo: quanto l’uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto l’affonda nel dolore.

Coraggio è però la mazza più micidiale, coraggio che assalti esso ammazza anche la morte, perché dice: “Questo fu la vita ? Orsù ! Da capo !”

Ma in queste parole sono molte squillanti fanfare.

Chi ha orecchi, intenda.

2. “Alt, nano! dissi. O io ! O tu ! Ma di noi due il più forte sono io: tu non conosci il mio pensiero abissale ! Questo tu non potresti sopportarlo!”.

Qui avvenne qualcosa che mi rese più leggero: il nano infatti mi saltò giù dalle spalle, incuriosito !

Si accoccolò davanti a me, su di un sasso.

Ma, proprio dove ci eravamo fermati, era una porta carraia.

“Guarda questa porta carraia nano ! continuai: essa ha due volti. Due sentieri convengono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine.

Questa lunga via fino alla porta e all’indietro: dura un’eternità.

E quella lunga via fuori della porta e avanti è un’altra eternità.

Si contraddicono a vicenda, questi sentieri; sbattono la testa l’un contro l’altro: e qui, a questa porta carraia, essi convengono.

In alto sta scritto il nome della porta: “attimo”.

Ma, chi ne percorresse uno dei due sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno ?”.

“Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo”.

“Tu, spirito di gravità ! dissi io incollerito non prendere la cosa troppo alla leggera! O ti lascio accovacciato dove ti trovi, sciancato, e sono io che ti ho portato in alto !

Guarda, continuai, questo attimo !

Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all’indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un’eternità.

Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via ?

Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta ?

E se tutto è già esistito, che pensi, o nano, di questo attimo ?

Non deve anche questa porta carraia esserci già stata ?

E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l’una all’altra, in modo tale che questo attìmo trae dietro di sé tutte le cose avvenire ?

Dunque anche se stesso?

Infatti ognuna delle cose che può camminare anche in questa lunga via al di fuori deve camminare ancora una volta !

E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna, e persino questo chiaro di luna e io e te bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti non dobbiamo tutti esserci stati un’altra volta ?

E ritornare a camminare in quell’altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via, non dobbiamo ritornare in eterno ?”.

Così parlavo, sempre più flebile: perché avevo paura dei miei stessi pensieri e dei miei pensieri reconditi.

E improvvisamente, ecco, udii un cane ululare.

Non avevo già udito una volta un cane ululare così ?

Il mio pensiero corse all’indietro.

Sì ! Quand’ero bambino, in infanzia remota: allora udii un cane ululare così. E lo vidi anche, il pelo irto, la testa all’insù, tremebondo, nel più fondo silenzio di mezzanotte, quando anche i cani credono agli spettri: tanto che ne ebbi pietà.

Proprio allora la luna piena, in un silenzio di morte, saliva sulla casa, proprio allora si era fermata, una sfera incandescente, tacita, sul tetto piatto, come su roba altrui: ciò aveva inorridito il cane: perché i cani credono ai ladri e agli spettri.

E ora, sentendo di nuovo ululare a quel modo, fui ancora una volta preso da pietà.

Ma dov’era il nano ? E la porta ? E il ragno ? E tutto quel bisbigliare ? Stavo sognando ? Mi ero svegliato ?

D’un tratto mi trovai in mezzo a orridi macigni, solo, desolato, al più desolato dei chiari di luna.

Ma qui giaceva un uomo !

E proprio qui il cane, che saltava, col pelo irto, guaiolante, adesso mi vide accorrere e allora ululò di nuovo, urlò.

Avevo mai sentito prima un cane urlare aiuto a quel modo ?

E davvero ciò che vidi non l’avevo mai visto.

Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in viso, cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca.

Avevo mai visto tanto schifo e livido raccapriccio dipinto su di un volto ?

Forse, mentre dormiva, il serpente gli era strisciato dentro le fauci e lì si era abbarbicato mordendo.

La mia mano tirò con forza il serpente, tirava e tirava invano, non riusciva a strappare il serpente dalle fauci.

Allora un grido mi sfuggì dalla bocca: “Mordi ! Mordi ! Staccagli il capo ! Mordi !”, così gridò da dentro di me il mio orrore, il mio odio, il mio schifo, la mia pietà, tutto quanto in me buono o cattivo, gridava da dentro di me, fuso in un sol grido.

Voi uomini arditi che mi circondate !

Voi dediti alla ricerca e al tentativo, e chiunque tra di voi si sia mai imbarcato con vele ingegnose per mari inesplorati !

Voi che amate gli enigmi !

Sciogliete dunque l’enigma che io allora contemplai, interpretatemi la visione del più solitario tra gli uomini !

Giacché era una visione e una previsione: che cosa vidi allora per similitudine ?

E chi è colui che un giorno non potrà non venire ?

Chi è il pastore, cui il serpente strisciò in tal modo entro le fauci ?

Chi è l’uomo, cui le più grevi e le più nere fra le cose strisceranno nelle fauci ?

Il pastore, poi, morse così come gli consigliava il mio grido: e morse bene !

Lontano da sé sputò la testa del serpente; e balzò in piedi.

Non più pastore, non più uomo, un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva !

Mai prima al mondo aveva riso un uomo come lui rise !

Oh, fratelli, udii un riso che non era di uomo, e ora mi consuma una sete, un desiderio nostalgico, che mai si placa.

La nostalgia di questo riso mi consuma: come sopporto di vivere ancora !

Come sopporterei di morire ora !

Così parlò Zarathustra.






permalink | inviato da _Giamba_ il 13/1/2020 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

diario
Terapia intensiva di disintossicazione musicale
MoVimento Cinque Stelle
Coglioni e coglionatori
Specchietti per le allodole
I misteri della poltica
Le donne e l'amore
Buone notizie
Una risata vi seppellirà
I teoremi dello zio Giamba
Ma quanto so' buoni 'sti ebrei !
L'arte che mi piace
Il cinema che mi piace
Signoraggio bancario
Altra informazione
Il lento ma inesorabile degrado dei sinistri
Ogni comunità è sempre e comunque una mafia
I contributi di Giovan Maria Catalan Belmonte
Mi beo degli zotici
Angoscia. illusione, mistificazione, controllo
Il paese della libertà ? Maddechè ?
Friedrich Wilhelm Nietzsche
Max Stirner
Detti e citazioni latine
Comunicando con gli altri bloggers
Zia Democra
I Taliani
Cultura identitaria
AUT AUT O la vita come valore o il denaro come valore
Il cristianesimo è un delirio contro natura
L'unica realtà che esiste è l'individuo
Pier Paolo Pasolini
I coatti mentecatti della società dei consumi
L’ insostenibile leggerezza dell’ essere
Il gioco E’ le sue regole
Il pericoloso delirio della Fede nell’ Umanità;
Uscire fuori dalla logica economica
Chi crede avvelena anche te ! Digli di smettere !
Il virus Rousseau
Nativi americani
Buffoni di corte
Ezra Pound
Mio figlio è un uomo di successo ! Mi dispiace signora...
Arguti cialtroni
La televisiun la t'endormenta come un cujun
La società umana o è patriarcale o non è
Totò
Vaticano S.P.A.
Pantelleria
Ma l'Italia è in grado di dare nutrimento a tutti 'sti immigrati ?
Habere non haberi
Teste di prete
Apologia dello stronzo
Luigi Pirandello
Julius Evola
Sub specie aeternitatis
Mass media e manipolazione

VAI A VEDERE

Giamba Facebook
Giamba Twitter
Wikileaks
Altra Informazione
Manifesto antimodernità
Lettera del capo indiano Seattle al presidente USA


 

 

  Tutti i miei posts su:

www.facebook.com/giamba.pellei  

Tutti i miei tweets su:

https://twitter.com/GiambaLibero

Tutte le mie foto su:

https://www.instagram.com/giambapellei/

 

Genus fictus

natura et historia

e/o animale terreno

consapevole

e/o io sono

una forza del passato

solo nella tradizione

è il mio amore

sono tre modi diversi

di dire la stessa cosa.

L'unica realtà che esiste

è l'individuo.

  La cosiddetta "comunità" 

   è un'invenzione

di ricchi e potenti, 

  ed è sempre e comunque

una mafia,

  creata

per annichilire gli individui, 

 omologarli in un gregge

  e portarli tutti insieme

a tosare

per far lana per il padrone.

 
 
 
 

 

CERCA