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Essere un uomo non vuol dire adempiere l'ideale dell'uomo, ma rappresentare se stesso come singolo.




Io non mi considero qualcosa di particolare:

io mi considero unico.

 

La lotta per l'autoaffermazione è inevitabile,

perché ogni cosa tiene a sé stessa

e nello stesso tempo

si scontra continuamente con altre cose.

 

Chi si sente spirito libero

non è oppresso o angustiato dalle cose di questo mondo,

perché non le considera.

Se uno sente ancora il loro peso,

vuol dire che è tanto limitato

da dar lui stesso peso a quelle cose.

 

Dobbiamo finalmente renderci conto

del fatto che lo spirito,

cioè l'unica cosa che il cristiano ama,

non è niente,

ossia che lo spirito è una menzogna.

 

Non pensare che io scherzi

o che parli per immagini

se considero tutti gli uomini

che sono fissati su qualcosa di superiore,

e sono l'enorme maggioranza, quasi tutta l'umanità,

completamente matti,

matti da manicomio.

 

Il Mammona terrestre e il Dio celeste

richiedono entrambi

nello stesso modo e nella stessa misura

che uno rinneghi se stesso.

 

Adulti,

i giovani lo divengono

quando cinguettano come i vecchi;

li s'incalza con la scuola,

affinché imparino la vecchia lagna,

e quando ce l'hanno ormai dentro,

li si dichiara adulti.

 

Gli ideali riescono a vincere completamente

solo quando non avversano più l'interesse personale,

cioè quando soddisfano l'egoismo.

 

Di fronte al sacro

perdiamo ogni potenza e intrepidezza:

nei suoi confronti siamo impotenti e trepidi.

E tuttavia nessuna cosa è sacra in virtù di sé stessa,

ma invece perché io la dichiaro sacra,

cioè in virtù della mia sentenza,

del mio giudizio,

delle mie genuflessioni,

insomma della mia coscienza.

 

Il prossimo comincia da sé stessi!

 

Egoistico

è non attribuire a nessuna cosa

un valore proprio o "assoluto",

ma cercare sempre in me il suo valore.

 


Tu hai diritto di essere ciò che hai il potere di essere.

 

Se ti fai dar ragione da un altro,

devi anche accettare che ti possa dar torto;

se la giustificazione e la lode devono venirti da lui,

aspetta anche la sua accusa e la sua punizione.

 

Sotto la religione e la politica

l'uomo si trova a guardare tutto

dal punto di vista del dovere:

egli deve essere questo o quello,

deve diventare questo o quello.

 

Non si è degni di avere

ciò che ci si lascia prendere per debolezza;

non se ne è degni perché non se ne è capaci.

 

Chi deve logorarsi la vita per sopravvivere

non può goderla

e chi va in cerca della sua vita non l'ha ancora

e quindi non può goderla nemmeno lui:

l'uno e l'altro sono poveri.

 

Finché tu credi alla verità,

tu non credi a te stesso

e sei un servo, un uomo religioso.

Tu solo sei la verità

o, piuttosto, tu sei più della verità,

la quale senza di te non è proprio niente.

 

Ogni essere superiore a me stesso,

sia Dio o l'uomo,

indebolisce il sentimento della mia unicità

e impallidisce

appena risplende il sole di questa mia consapevolezza.

Se io fondo la mia causa su di me,

l'unico,

essa poggia sull'effimero, mortale creatore di sé

che se stesso consuma,

e io posso dire:

Io ho fondato la mia causa su nulla. 

 

La devozione ha subito, nell'ultimo secolo, tanti mai colpi,

e il suo essere sovrumano

si è sentito chiamare tante mai volte "inumano",

che ormai non c'è più alcun gusto ad attaccarla.

E tuttavia si sono fatti avanti quasi sempre,

come avversari,

soltanto uomini morali,

che combattevano l'essere supremo

in nome di un altro essere supremo. 

 

Nessuna religione

ha mai potuto fare a meno di promettere “ricompense”,

sia che queste si riferissero all’aldilà che all’aldiquà

(lunga vita etc.);

l’uomo infatti è avido,

e gratis non fa niente.

 

Io faccio derivare

ogni diritto e ogni legittimità da me stesso;

io sono legittimato a fare tutto ciò

che ho il potere di fare.

Io sono legittimato a rovesciare Zeus, Yahweh, Dio, ecc.,

se sono capace di farlo;

altrimenti questi dèi

avranno sempre più diritto e più potere di me. 



Pubblicato il 15/4/2014 alle 19.44 nella rubrica Max Stirner.

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