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Usate la parola "solitudine" come test: quelli totalmente privi di autostima, che hanno un ossessivo bisogno di stare con gli altri per compensare quella mancanza, ne vedranno solo le connotazioni negative e ne saranno atterriti


La solitudine è una condizione assolutamente naturale per tutti gli esseri viventi, compresi quelli della specie Homo Sapiens.

BEATA SOLITUDO SOLA BEATITUDO
dicevano gli antichi.

Apprezzare la solitudine e godere della solitudine permette di poter scegliere con chi stare e non costringe ad accompagnarsi con chiunque, come è invece costretto a fare chi è atterrito dalla solitudine.

MEGLIO SOLO CHE MALE ACCOMPAGNATO
dice un antico detto.

In solitudine si torna in sintonia con se stessi, con la propria vita, con il corpo, con la Natura e con la Terra, si pensa e si riflette meglio, si comprendono i fenomeni naturali e i meccanismi psicologici che regolano i rapporti umani.

Fabrizio De Andrè, scriveva nel suo "Elogio della solitudine", contenuto nell' album "Anime salve": https://www.youtube.com/watch?v=DCXV-8DHL8U :

"Anime Salve, che trae il suo significato dall’ origine, dall’ etimologia delle due parole " Anime salve", vuol dire Spiriti Solitari , ed è una specie di elogio della solitudine; si sa non tutti se la possono permettere la solitudine, non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati, non se la può permettere il politico: un politico solitario è un politico fottuto di solito.

Però sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, che non è fatto soltanto dei nostri simili, ma è fatto di tutto l’ universo, dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle, e ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riesca a trovare anche delle migliori soluzioni e siccome siamo simili ai nostri simili, credo si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

Con questo non voglio fare nessun “panegirico” né dell’ anacoretismo o del romitaggio, non è che si debba fare gli eremiti o gli anacoreti, é che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita, non é che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d’ idendità, credo d’ averla vissuta, mi son reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura.

Invece l’ uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura..."

Eppure ci sono esemplari della specie Homo Sapiens che non solo sono atterriti dalla solitudine, ma che sono già presi dal terrore al solo sentire la parola "solitudine".

Ho osservato a lungo gli esemplari della specie Homo Sapiens atterriti dalla solitudine ed ho riflettuto a lungo su di loro per cercare di comprendere le origini del loro terrore contro natura e capire quali fossero le cause delle loro morbose condizioni psichiche.

Il risultato di questa osservazione mi ha portato a rilevare che sono quasi sempre esemplari della specie Homo Sapiens completamente privi di autostima, che hanno disperatamente bisogno di avere qualcuno intorno

che in primis gli confermi innanzitutto la loro esistenza

e che in secundis gli esprima degli apprezzamenti che compensino e cancellino la totale mancanza di autostima e la profonda sensazione di inadeguatezza che li pervade, che riemerge violentemente in loro quando stanno da soli,

e che quella totale mancanza di autostima deriva dal fatto che essi sono quasi sempre degli esemplari della specie Homo Sapiens che non hanno avuto nell'infanzia dei genitori sani che si sono occupati di loro in modo adeguato, così come ogni genitore sano dovrebbe fare,

e/o dal fatto che hanno avuto nell' infanzia dei genitori che li rimproveravano e li punivano, criminalizzando ogni sano e naturale egoismo ed ogni comportamento sanamente e naturalmente egoista, e/o addirittura che li disprezzavano, distruggendo in loro ogni autostima, per creare degli individui deboli da controllare meglio.

La conclusione è che gli esemplari della specie Homo Sapiens atterriti dalla solitudine sono sempre e comunque degli esemplari della specie Homo Sapiens totalmente privi di autostima, per i motivi sopra detti, in cui, stando da soli, riemerge la mancanza di autostima e la percezione della propria inadeguatezza.

Nasce da lì il loro terrore della solitudine, dello star da soli, ed il loro panico al solo sentire la parola "solitudine", di cui essi vedono solo le connotazioni negative,

perchè, nelle loro condizioni, non possono vivere la solitudine come una condizione naturale, nè possono conoscerne ed apprezzarne gli aspetti positivi che ho elencato sopra,

ma vedono nella solitudine solo e soltanto come una condizione che genera dolore e sofferenza, perchè in loro la solitudine genera in loro solo e soltanto il dolore e la sofferenza dovuto alla mancanza di autostima e alla percezione della loro inadeguatezza, che la soltudine fa riemergere.

Nasce da lì, conseguentemente, il loro bisogno ossessivo di stare con qualcuno per avere conferma della propria esistenza e per compnesare la loro mancanza di autostima, e, conseguentemente, la loro tendenza ad accompagnarsi con chicchessia, senza valutare in alcun modo la realtà degli altri e senza scegliere in alcun modo gli altri con cui stare insieme.

Nella società della produzione, del consumo e dell'usura, poi, la condizione morbosa di mancanza di autostima, che è in sè soggettiva e personale, di questi individui,

che li porta ad evitare in modo ossessivo la solitudine ed a cercare in ogni modo rapporti con gli altri, viene ulteriormente peggiorata dal tambureggiamento ossessivo dei mass media di quella società, che diffondono a tutte le ore i tre dogmi Socializzazione, Dialogo, Comunità, criminalizzando la solitudine e chi sta da solo, per raggiungere il suo scopo:

tenere tutti insieme omologati nel gregge e fare così in modo che ognuno confermi all' altro il Pensiero Unico di questa società, fondato sui tre dogmi Consumo, Denaro, Lavoro,

e, nel contempo, per evitare che qualcuno, stando da solo, inizi a pensare e a riflettere sulla effettiva validità di quel Pensiero Unico e di quei tre dogmi e sulla loro effettiva utilità per la sua esistenza e per la sua felicità, e cominci a mettere in discussione il modo di vivere proposto ed imposto da questa società, quello di cui questa società ha bisogno per esistere e prosperare.

Inutile dire, per concludere, che ad essere acchiappati più di tutti dal Pensiero Unico di questa società fondato sui tre dogmi Consumo, Denaro, Lavoro e dagli altri tre suoi tre dogmi Socializzazione, Dialogo, Comunità, che hanno lo scopo di tenere tutti sempre in gregge, come miti e docili pecorelle,

sono proprio quei disgraziati che più di tutti soffrono di una morbosa mancanza di autostima, i quali, ovviamente e naturalmente, proprio perchè privi di autostima e di capacità di pensiero e di azione autonoma,

cercano individui che stiano con loro a confermare la loro esistenza e a fornire nutrimento alla loro autostima, altrimenti del tutto mancante, e guide e punti di riferimento esterni che guidino il loro pensiero e la loro azione.


Pubblicato il 13/6/2018 alle 18.58 nella rubrica I teoremi dello zio Giamba .

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